Da saldatore a caporeparto: la storia di Saimir Myhypaj in Baglioni
Da saldatore a caporeparto: la storia di Saimir Myhypaj in Baglioni
Organizzare il lavoro significa tenere insieme molte variabili: le priorità della giornata, lo stato di avanzamento delle commesse, le competenze disponibili e gli imprevisti che possono modificare la programmazione.
Dietro ogni decisione, però, ci sono soprattutto le persone.
Saimir Myhypaj è entrato in azienda come saldatore e, negli anni, ha assunto responsabilità crescenti fino a diventare caporeparto. Il suo percorso da saldatore a caporeparto è costruito sul campo, attraverso l’esperienza diretta in officina, il confronto con i colleghi e la disponibilità a trasmettere ciò che aveva imparato.
Oggi il suo lavoro richiede competenza tecnica, capacità organizzativa e attenzione ai rapporti umani. Tre dimensioni che, nella quotidianità del reparto, non possono essere separate.
La crescita professionale di Saimir
Saimir è entrato nella nostra azienda il 20 agosto 2010 come saldatore. Con il tempo ha iniziato ad affiancare i nuovi assunti, aiutandoli a conoscere le lavorazioni e ad acquisire progressivamente autonomia.
«Ho iniziato ad accompagnare i nuovi colleghi durante il loro percorso di inserimento, aiutandoli a prendere confidenza con il lavoro», spiega Saimir.
Questa disponibilità verso gli altri ha rappresentato una delle prime tappe della sua crescita professionale. Non si trattava più soltanto di svolgere correttamente una lavorazione, ma anche di riuscire a spiegarla, trasferendo competenze e metodo a chi entrava nel reparto.
Un passaggio importante è arrivato nell’ottobre 2017, quando Saimir ha avuto l’opportunità di lavorare presso lo stabilimento del Gruppo Baglioni a Marion, negli Stati Uniti, per supportare le attività di saldatura.
«È stata un’esperienza che mi ha permesso di confrontarmi con una realtà diversa e di crescere sia dal punto di vista professionale sia personale».
Il contatto con un altro ambiente produttivo gli ha consentito di osservare modalità operative differenti, mettere alla prova le proprie competenze e sviluppare una maggiore capacità di adattamento.
Nel febbraio 2018, il Plant Manager e il Responsabile di Produzione gli hanno proposto di iniziare un percorso di affiancamento al responsabile della funzione, con l’obiettivo di renderlo progressivamente autonomo.
Da quel momento, Saimir ha continuato ad ampliare le proprie responsabilità fino a ricoprire il ruolo attuale.
Il passaggio da saldatore a caporeparto non ha significato allontanarsi dalla produzione. Al contrario, la conoscenza diretta delle lavorazioni rappresenta ancora oggi una base importante per organizzare le attività, comprendere le difficoltà operative e dialogare con la squadra.
Una giornata che comincia alle 5:30
La giornata di Saimir inizia presto. Alle 5:30 arriva in officina e controlla al computer lo stato di avanzamento dei lotti di produzione. Questa prima verifica gli permette di individuare le priorità, valutare eventuali criticità e capire come impostare il lavoro.
Successivamente controlla l’organico disponibile e distribuisce le attività in base alle competenze delle persone e alle necessità del reparto.
«L’obiettivo è ottimizzare le risorse e garantire continuità ed efficienza nelle lavorazioni».
La programmazione, tuttavia, è soltanto il punto di partenza. Durante la giornata è necessario seguire l’avanzamento delle attività e intervenire quando qualcosa non procede secondo quanto previsto.
«Una parte importante del mio ruolo è la gestione degli imprevisti quotidiani. Cerco soluzioni rapide e condivise per mantenere il reparto operativo e supportare la squadra», precisa Saimir.
Essere caporeparto significa quindi avere una visione complessiva del lavoro, senza perdere il contatto con ciò che accade concretamente in officina.
Gestione del team e delle persone: la parte più difficile del ruolo
Quando gli chiediamo di descrivere la sua squadra in tre parole, Saimir sceglie “affiatata, competente e collaborativa”.
«Descriverei la mia squadra come affiatata, competente e collaborativa. Ognuno mette a disposizione le proprie competenze e lavoriamo insieme per raggiungere gli obiettivi, supportandoci a vicenda nei momenti di maggiore carico di lavoro. Oltre all’aspetto professionale, ritengo importante anche il rapporto umano che si crea nel quotidiano: conoscersi, ascoltarsi e avere un confronto diretto aiuta a costruire fiducia e un ambiente di lavoro positivo».
Proprio la dimensione umana rappresenta anche la parte più complessa del suo ruolo, quella che dall’esterno può essere più difficile da percepire.
«La parte più impegnativa del mio mestiere, che spesso non viene percepita dall’esterno, è la gestione delle persone. Ogni collaboratore ha il proprio carattere, le proprie esperienze e il proprio modo di affrontare il lavoro; il mio compito è riuscire a valorizzare le capacità di ciascuno».
Migliorare i processi senza perdere ciò che funziona
Guardando al futuro del reparto, Saimir individua nella pianificazione della produzione e nel coordinamento tra le diverse funzioni le principali aree su cui continuare a lavorare.
Una maggiore capacità di anticipare le esigenze operative permetterebbe di ridurre le interruzioni e rendere più continuo il flusso produttivo.
Allo stesso tempo, ci sono aspetti che devono essere preservati: la competenza della squadra e la disponibilità delle persone ad aiutarsi.
«Sono questi elementi a consentirci di affrontare le attività quotidiane e reagire agli imprevisti. Rappresentano anche il risultato di un modo di lavorare che mette al centro lo spirito di squadra, il confronto e la crescita delle persone», conclude il caporeparto.
Il percorso di Saimir racconta qualcosa che riconosciamo ogni giorno nei nostri stabilimenti: la responsabilità si costruisce nel tempo, imparando il mestiere, condividendo le proprie competenze e mettendosi a disposizione degli altri.
Per guidare un reparto non basta conoscere la produzione. Bisogna conoscere anche le persone che, ogni giorno, la rendono possibile.
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