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Lo speech Baglioni sullo stoccaggio idrogeno RENMAD H2 Italia 24

Stoccaggio dell’idrogeno in Italia: lo speech Baglioni a RENMAD H2 Italia 24

Stoccaggio dell’idrogeno in Italia: lo speech Baglioni a RENMAD H2 Italia 24

Durante la prima edizione italiana di RENMAD H2 ITALIA 24, svoltasi a Roma nel mese di giugno e dedicata al tema idrogeno, Baglioni è stato protagonista non solo come Sponsor dell’evento. 

Marco Tartaglino, Development Manager del Gruppo Baglioni che si occupa dello sviluppo di nuovi mercati e trend, ha infatti preso parte alla tavola rotonda “Una guida completa allo stoccaggio dell’idrogeno in Italia”, che si è svolta martedì 11 giugno. 

Una discussione che ha affrontato la fattibilità della costruzione di reti dedicate al solo H2 in Italia, ma che si è soprattutto concentrata sulle diverse soluzioni di stoccaggio dell’H2 e sugli approcci più adatti alle condizioni italiane.

In questo articolo vogliamo sottolineare i punti cruciali dello speech, che dimostrano la posizione di primo piano di Baglioni nel settore dell’idrogeno e l’impegno a trovare soluzioni concrete e sempre più efficaci.  

La posizione di Baglioni nello sviluppo di soluzioni di stoccaggio dell’idrogeno 

L’intervento durante lo speech sul tema stoccaggio dell’idrogeno si è aperto innanzitutto con una breve presentazione che ha messo subito in luce la storia e il ruolo del Gruppo Baglioni nel mondo industriale passato e presente. 

Un’Azienda nata nel 1968 come produttrice di recipienti a pressione per aria compressa, che negli anni si è ampiamente sviluppata e diversificata in vari mercati, fino ad arrivare ad avere tre grandi divisioni: 

  • SPV (Simple Pressure Vessel), che si occupa di serbatoi semplici per aria compressa
  • SPE (Special Pressure Equipment), che si occupa di componenti a pressione con una maggiore customizzazione, come ad esempio separatori, filtri, dryer, ecc.
  • Energy & Power Generation, che si occupa di scambiatori di calore, air cooler e tutti quei prodotti affini al mercato Oil & Gas

Il Development Manager ha poi spiegato la scelta Baglioni di operare principalmente nell’ambito della bassa e media pressione, con la produzione di serbatoi di tipo I, con queste parole: “andare sopra pressioni dell’ordine di 100-150 bar, significherebbe avere degli spessori considerevoli che aumenterebbero la difficoltà di produzione, sia per quanto riguarda la fornitura del materiale base, sia per le lavorazioni da fare, sia per il costo finale che avrebbe il prodotto”.

Dopo la presentazione iniziale, la discussione si è spostata sullo stoccaggio dell’idrogeno e sulle possibili soluzioni in questo ambito, che possono essere: 

  • serbatoi pressurizzati, fino a 900 bar per le stazioni di rifornimento
  • contenitori criogenici per l’idrogeno allo stato liquido
  • stoccaggio sotterraneo dell’idrogeno
  • stoccaggio idrogeno allo stato solido 

Gli obiettivi europei di 10 milioni di tonnellate di produzione di idrogeno verde (e 10 milioni di tonnellate di importazione) entro il 2030 richiedono un grande sforzo dal punto di vista degli elettrolizzatori, ma anche sullo sviluppo di soluzioni di stoccaggio.

“In questo variegato scenario tecnologico il Gruppo Baglioni punta a coprire due differenti mercati legati all’idrogeno verde. Il primo è quello dello stoccaggio, inteso come buffer tra elettrolizzatore e utilizzatore. Il secondo è la BoP (Balance of Plant) di tutto l’elettrolizzatore, che non sia lo stack e la power unit. Analizzando i componenti, ci siamo accorti che tutti i recipienti a pressione presenti all’interno sono prodotti che noi effettivamente già produciamo per un altro mercato”. 

Questa prima fase di speech si è poi conclusa con una dichiarazione molto importante: l’obiettivo del Gruppo Baglioni di arrivare ad essere il primo produttore di BoP in Europa.

Tecnologie di stoccaggio dell’idrogeno: criticità e colli di bottiglia nella diffusione capillare? 

Sul tema tecnologie legate allo stoccaggio dell’idrogeno, Baglioni offre principalmente due tipologie differenti: una effettivamente sul mercato, l’altra in fase di sviluppo. 

La prima, riguarda i serbatoi per lo stoccaggio di idrogeno gassoso, di cui Baglioni ha presentato circa un anno fa il primo catalogo italiano. Si tratta di recipienti di grande volume (arrivano fino a 200.000 l con un diametro di circa 3,3 m) e bassa/media pressione, che raggiungono i 70 bar.  

“La criticità più grande che vedo in questo prodotto  è che, facendo l’esempio di un serbatoio da 200 m3,  la massa totale si aggira attorno alle 88 tonnellate, mentre la massa di idrogeno stoccato all’interno arriva a poco più di mezza tonnellata (550 kg circa). Di conseguenza, il rapporto tra idrogeno stoccato e quantità di acciaio usato è davvero basso. Semplificando, significa usare tanto acciaio per contenere poco idrogeno. Questo ovviamente crea un gran quantitativo di CO2 emesso in atmosfera dovuto a tutte le fasi della produzione del serbatoio.”

“Secondo noi – ha approfondito il Development Manager del Gruppo Baglioni – e lo dico a malincuore in quanto siamo produttori di serbatoi, la soluzione corretta non può essere riempire il pianeta di tank giganti utilizzati esclusivamente per lo stoccaggio: sarebbe un inutile spreco di acciaio e CO2 emessa nell’aria. Bisogna trovare qualche soluzione alternativa che possa minimizzare lo stoccaggio di idrogeno. Per questa tipologia di prodotto – ha poi concluso – vediamo di più un utilizzo da buffer vero e proprio, quindi come cuscinetto tra elettrolizzatore e consumatore, in modo tale da avere sempre disponibilità continua di idrogeno verde.” 

“Una possibile soluzione a questo problema potrebbe essere lo stoccaggio in stato solido dell’idrogeno che richiede, per la stessa quantità di idrogeno stoccato in stato gassoso, uno spazio di molto più contenuto e di conseguenza minori emissioni in atmosfera”. 

Questa soluzione rappresenta la seconda tecnologia su cui sta puntando il Gruppo Baglioni, ma che al momento è ancora in fase di sviluppo.

Il punto di vista di Baglioni sul quadro normativo europeo sul tema dello stoccaggio dell’idrogeno 

La domanda conclusiva dello speech riguardante lo stoccaggio dell’idrogeno in Italia si è concentrata sul quadro normativo europeo, verso cui Marco Tartaglino ha espresso la sua personale opinione.

“Sull’argomento siamo abbastanza ferrati – ha spiegato – siamo molto attenti infatti al lavoro portato avanti sulla stesura di un addendum al codice di calcolo europeo (EN13445) armonizzato alla direttiva PED 2014/68/EU, proprio per chiarire alcuni punti legati alla progettazione e alla costruzione di componenti a pressione che abbiano a che fare con l’idrogeno”

“Quello che è certo è che questo tema necessita di normative e regolamentazioni che assicurino una corretta progettazione, costruzione e installazione di questi prodotti. Sicuramente però sappiamo che l’Europa si sta impegnando al fine di emanare delle regolamentazione e/o guide su questo argomento, soprattutto per quanto riguarda la definizione di materiali idonei da utilizzare con questo tipo di molecola”.

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